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2004 XP 14

Radioastronomia

2004 XP 14 - UN ASTEROIDE P.H.A.

Potentially Hazardous Asteroids










Lunedi 3 Luglio 2006: stato di allarme da parte della Comunità Scientifica per il transito dell’Asteroide 2004 XP14, con una massa di circa 800 metri, che, alle ore 18,00 TU, ha “sfiorato” la Terra, transitando a soli 402.000 Km, pari a circa 1,1 distanze Lunari. Una distanza davvero minima, la quale è andata ad incrociarsi con l’orbita terrestre a 0,00179 UA (si ricorda che l’UA è una unità di misura astronomica riferita alla distanza Terra-Sole ed è pari a 150 milioni di Km.), senza, comunque, destare preoccupazioni, in quanto difficilmente “catturabile” dalla forza di gravità terrestre a causa della sua elevata velocità. Queste le notizie rassicuranti da parte dei ricercatori dell’Università di Pisa, i quali sostengono che nessun impatto con la Terra è previsto per i futuri 100 anni da Asteroidi della classe N.E.O. (Near Earth Object). Emozionante l’osservazione del veloce “visitatore” da parte degli Astrofili che, con i loro strumenti ottici, lo hanno visto transitare, luminosissimo, tra Terra e Luna con magnitudine di 1,1; altrettanto emozionante l’osservazione del diagramma del suo transito, rilevato al computer dai Radioastrofili. Ma, da dove arrivano questi corpi celesti vaganti nello spazio? Per poter dare una risposta esauriente a questa domanda, bisognerebbe risalire alle dinamiche riguardanti le origini del Sistema Solare, ma, tenuto conto della complessità della trattazione, si rischia di fuorviare dall’argomento in oggetto ed appesantirne la lettura; per cui, mi limiterò a riportare soltanto la provenienza di questi planetesimi. Pertanto, la maggior parte degli Asteroidi si trova tra le orbite di Marte e Giove (Fig.1) forse impossibilitati a fondersi in un unico pianeta all’origine del nostro Sistema Solare a causa delle perturbazioni gravitazionali provocate dall’attrazione di Giove. Perciò, in un epoca che risale temporalmente a 4,5 miliardi di anni fa, in questa fascia, sono rimasti intrappolati un gran numero di Asteroidi (o pianetini) con masse di varie dimensioni, composti di materiale roccioso e ferroso. Lo studio ed il costante monitoraggio di questi corpi celesti è in continua evoluzione da parte degli esperti, sia per quanto riguarda la stima della quantità contenuta nella Fascia Asteroidale, sia per il calcolo delle loro orbite intorno al Sole ( e, qui, va aggiunto che, anche gli Asteroidi, così come tutti i Pianeti del Sistema Solare, obbedendo alle rigorose leggi dell’Universo, orbitano intorno al Sole). Pur tuttavia, accade che la vicinanza tra di loro è tale da provocarne spesso gli urti, e, di conseguenza, la modiica delle orbite dei corpi entrati in collisione, rendendo imprevedibile l’evoluzione della nuova orbita che andranno ad assumere e la necessità di rifare nuovamente accurati calcoli orbitali. Occorre, però, precisare che anche tra i pianeti esterni del Sistema Solare sono stati scoperti oggetti asteroidali e planetesimi. A tal proposito, ricordo che il Direttore del Minor Planets Center di Londra, Prof. Brian Marsden, il quale si occupa dello studio di questi corpi celesti, situati al confine del nostro Sistema Solare, durante i lavori del Congresso U.A.I., tenutosi nell’anno 2004, a Frasso Sabino, relazionò in merito alle scarse probabilità che le orbite, molto ellittiche, di questi corpi minori, possano incrociare con quella terrestre. Ma l’interesse dei planetologi è soprattutto rivolto alla Fascia Asteroidale, dove le probabilità di impatto con il nostro Pianeta, per quanto remote possano essere, potrebbe accadere, da parte di oggetti denominati: NEA (Near Earth Asteroids), ovvero “vicini” alla Terra; e ECA (Earth Crossing Asteroids), cioè con orbite che intersecano quella terrestre, entrambi catalogati come PHA (Potentially Hazardous Asteroids). Ma che cosa succederebbe se un Asteroide cadrebbe sul nostro Pianeta? L’augurio è che, lungi da noi questa catastrofe! Gli effetti, naturalmente, sarebbero devastanti, rapportati alle dimensioni del corpo celeste. E, qui, bisogna fare una considerazione con questi termini di paragone: orbene, tenuto conto che qualsiasi oggetto proveniente dallo spazio, prima di toccare il suolo, deve fare i conti con gli strati della nostra atmosfera, dove subisce il processo di compressione, di surriscaldamento e di ablazione (vedi Fig.2), un corpo celeste, con una massa sostenuta, perderebbe poco materiale nell’attraversamento dei vari strati dell’atmosfera terrestre (Fig.3), magari spezzandosi in due tronconi, ma con un impatto al suolo di inaudita violenza. Le possibili conseguenze sono riportate nella Tab.1 relativa ai livelli di pericolosità degli impatti secondo la classificazione di A. Carusi (una specie di Scala Mercalli di più alte proporzioni!). Per dare un’idea dell’effetto devastante di un eventuale impatto asteroidale, vi elenco alcuni esempi, dei quali, la nostra Terra porta ancora le cicatrici: Il 30 Giugno 1908, altopiano siberiano del Tunguska, un piccolo asteroide del diametro con una massa di 60/100 metri, dopo aver attraversato l’atmosfera terrestre, esplose a circa 8 Km dal suolo, devastando un’area di circa 2200 Km quadrati, con un’onda d’urto che provocò danni per circa 2150 Km quadrati e con un boato che fu udito ad oltre 1300 Km di distanza; inoltre, sviluppando parecchi gradi Kelvin di calore e provocando ustioni di 3° grado ad alcuni cacciatori nomadi che si trovavano a 70 Km di distanza. La fonte di calore sviluppatasi dopo l’esplosione fu tale che nel continente euroasiatico, per alcune notti, fu osservato un bagliore esteso. Una spedizione scientifica effettuata in Siberia, nell’anno 1999, da parte del C.N.R. di Torino ha confermato che, a tutt’oggi, nella taiga siberiana, non è più ricres ciuta forma di vita (per ulteriori approfondimenti: www.th.bo.infn.it/tunguska/). Questo, riportato, è il più conosciuto dei fenomeni cosmici di 2° livello di pericolosità, anche se analoghi fenomeni avvennero in Sud America, rispettivamente: il primo, il 13 Agosto 1930, in Amazzonia, ai confini con il Perù, riportato dall’Osservatore Romano, ma con notizie frammentarie pervenute da alcuni missionari Cattolici che avevano assistito all’evento; ed il secondo, l’11 Dicembre 1935, nella regione di Rupununi della Guyana Britannica. Due fenomeni che, sebbene non esaltati dalle notizie di cronaca, comunque hanno lasciato profonde cicatrici sulla superficie terrestre. Non da meno il Meteor Crater, l’orma gigante di un missile cosmico, che si trova a 30 Km a Ovest di Winslow, sulle pianure attorno al Canyon Diablo dell’Arizona, il cui cratere d’impatto, profondo 175 metri e con un diametro di 1265 metri e si innalza di 45 metri al di sopra del pianoro circostante. Altro esempio eclatante: è il cratere da impatto del Chicxulub, nella penisola messicana dello Yucatan, definito dai ricercatori americani smoking gun (pistola fumante). Dagli esiti delle analisi dei minerali che lo compongono si rafforza la teoria che, a provocare l’estinzione dei dinosauri, fu la caduta di un asteroide di 10 Km, classificato di 4° livello, avvenuta circa 65 milioni di anni fa e che pose fine all’era Cretacica e diede inizio all’era Terziaria. L’enorme quantità di Iridio trovato nel cratere (un minerale che non è presente sulla Terra), avvalora sempre di più questa ipotesi. Per nostra fortuna, questi eventi, a differenza di altri Pianeti cicatrizzati dalla caduta di corpi celesti di varie grandezze, non sono frequenti, e le probabilità che possano accadere sono veramente limitate, soprattutto se si considera che un lungo elenco di centri di ricerca a livello planetario, monitorizza costantemente le orbite ellittiche di questi corpi celesti ed pronta a dare l’allarme in caso di pericolo. A volte capita che i mass media, pur di fare audience, sfornano notizie allarmanti, prontamente smentite, poi, dalla Comunità Scientifica. L’unica certezza è rappresentato dall’impatto climatico provocato dall’uomo! A conclusione dell’articolo, mi piace citare il pensiero del fisico C. Chapman: “Gli impatti sono un caso estremo di rischio di minima probabilità e di pesantissime conseguenze”.









di iK7.ELN Giovanni Lorusso

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